Il movimento che ritorna

Pubblicato il 7 giugno 2026 alle ore 22:31

Quando giocoleria, ritmo e relazione diventano strumenti di partecipazione

Quando si parla di Parkinson, l'attenzione si concentra spesso sui sintomi più visibili: tremore, rigidità, lentezza del movimento e difficoltà nell'equilibrio. Esistono però aspetti meno evidenti che incidono profondamente sulla vita quotidiana della persona, come la fiducia in sé stessi, l'attenzione, la motivazione e la qualità delle relazioni.

Da oltre vent'anni lavoro accanto a persone anziane, persone fragili e persone che vivono con il Parkinson. In questo percorso ho osservato come attività semplici, basate sul ritmo, sul movimento, sulla musica e sulla relazione, possano favorire una partecipazione più attiva e una maggiore disponibilità all'azione.

Da queste esperienze è nato il metodo di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa, un approccio che integra musica, movimento, giocoleria adattata, disegno e attività relazionali all'interno di laboratori di gruppo.

Non si tratta di una terapia medica né di un trattamento riabilitativo sostitutivo delle cure tradizionali. È un'attività strutturata che mira a valorizzare le capacità della persona attraverso esperienze coinvolgenti e accessibili.

Uno degli strumenti più interessanti utilizzati durante i laboratori è la giocoleria adattata. Non quella spettacolare dei circhi, ma semplici esercizi con palline morbide, cerchi e oggetti facilmente utilizzabili da chiunque. Dietro un gesto apparentemente semplice si nasconde un'attività sorprendentemente ricca: lanciare e riprendere una pallina richiede attenzione, coordinazione mano-occhio, capacità di anticipazione, controllo posturale e organizzazione del movimento.

 

 

Nei laboratori svolti presso l'Associazione Parkinsoniani del Canavese ODV,provincia di Torino-Piemonte, nelle sedi di Banchette e Castellamonte, sono emerse nel tempo alcune osservazioni ricorrenti. Molti partecipanti hanno mostrato una maggiore continuità del movimento, una migliore capacità di seguire la traiettoria degli oggetti e un coinvolgimento più attivo nelle attività di gruppo.

Accanto alla giocoleria, un ruolo fondamentale è svolto dal ritmo. Attraverso il sistema sonoro PIN-PON, basato su semplici segnali acuti e gravi, viene offerto un riferimento temporale che accompagna il movimento. Il ritmo diventa così una guida che aiuta la persona a organizzare il gesto e a mantenerne la continuità.

Ma forse l'aspetto più importante riguarda la relazione. Nei laboratori il caregiver non resta spettatore. Diventa parte attiva dell'esperienza. Le attività svolte in coppia favoriscono collaborazione, ascolto reciproco e condivisione. Molti caregiver hanno raccontato di aver riscoperto momenti di comunicazione autentica, diversi da quelli legati alle necessità dell'assistenza quotidiana.

Le osservazioni raccolte trovano alcuni punti di contatto con la letteratura scientifica internazionale. Numerosi studi hanno evidenziato l'importanza del ritmo nell'organizzazione del movimento e il ruolo della neuroplasticità nei processi di apprendimento motorio. Anche la giocoleria ha suscitato crescente interesse tra i ricercatori per la sua capacità di coinvolgere contemporaneamente diverse aree cerebrali legate alla coordinazione e all'adattamento funzionale.

 

È importante sottolineare che queste osservazioni non costituiscono uno studio clinico controllato e non consentono di attribuire effetti terapeutici specifici al metodo. Si tratta di dati osservativi raccolti sul campo, che suggeriscono tuttavia il valore di attività semplici, accessibili e coinvolgenti nel promuovere partecipazione, relazione e benessere.

Forse il significato più profondo di questo percorso non risiede nella ricerca della prestazione, ma nella possibilità di restituire alla persona un ruolo attivo nella propria esperienza di vita. Uno spazio in cui il movimento diventa incontro, il gesto diventa comunicazione e la partecipazione diventa una forma concreta di presenza.

È proprio da questa esperienza che è nato il libro "Il Movimento che Ritorna". Un titolo che non parla del recupero di una funzione perduta, ma del ritorno della persona al centro della propria vita, delle proprie possibilità e della relazione con gli altri