PARKINSON BLOG; Il diario di Suono e Cura
Blog dedicato al Parkinson, alla Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa, alla musica, al movimento e alla qualità della vita.
Il movimento che ritorna
Quando una pallina può aiutare a ritrovare attenzione, relazione e fiducia nel Parkinson
Quando si parla di Parkinson, il pensiero corre spesso ai sintomi motori: lentezza nei movimenti, rigidità, difficoltà nell'equilibrio e nella coordinazione. Tuttavia, dietro ogni diagnosi esiste prima di tutto una persona, con la sua storia, le sue emozioni e il desiderio di continuare a partecipare alla vita.
Dal 2006 osservo come musica, ritmo, movimento e relazione possano creare occasioni significative di coinvolgimento per persone anziane e fragili. Da questa esperienza è nato il metodo di Stimolazione Artistica Socio-Ricreativa, un percorso che integra attività artistiche e motorie con l'obiettivo di sostenere partecipazione, autonomia e qualità della vita.
Tra gli strumenti utilizzati nei laboratori, uno dei più interessanti è la giocoleria adattata. Non quella spettacolare dei circhi, ma esercizi semplici con palline morbide, cerchi e altri oggetti facilmente utilizzabili da tutti.
Lanciare e riprendere una pallina richiede infatti molte abilità contemporaneamente: attenzione, coordinazione mano-occhio, capacità di anticipare il movimento, controllo posturale e organizzazione del gesto. In altre parole, coinvolge numerose funzioni che spesso vengono messe alla prova dalla malattia di Parkinson.
Durante i laboratori svolti presso l'Associazione Parkinsoniani del Canavese ODV ho osservato, nel tempo, alcuni cambiamenti ricorrenti. Molti partecipanti hanno mostrato una maggiore continuità del movimento, una migliore capacità di seguire la traiettoria degli oggetti e una partecipazione più attiva alle attività di gruppo.
Un ruolo importante è svolto anche dal ritmo. Attraverso il sistema sonoro PIN-PON, basato su semplici segnali acuti e gravi, viene offerta una struttura temporale che aiuta a organizzare l'azione motoria. Il ritmo diventa così una guida che accompagna il gesto senza sostituirlo.
Un altro aspetto particolarmente significativo riguarda il caregiver. Nei laboratori il familiare non è uno spettatore, ma partecipa direttamente all'esperienza. Si crea così uno spazio condiviso nel quale movimento, attenzione e relazione diventano patrimonio comune.
È importante sottolineare che queste osservazioni non rappresentano una dimostrazione scientifica dell'efficacia di una terapia. Si tratta di esperienze raccolte sul campo, documentate attraverso monitoraggi e osservazioni sistematiche. Tuttavia, molti aspetti osservati mostrano interessanti punti di contatto con la letteratura scientifica internazionale dedicata al ritmo, all'apprendimento motorio, alla neuroplasticità e all'Action Observation Therapy.
La vera forza di questo approccio risiede forse in un principio semplice: non concentrarsi esclusivamente sulla malattia, ma valorizzare la persona e le sue capacità residue.
Una pallina che vola da una mano all'altra non è soltanto un esercizio. Può diventare un'occasione per allenare l'attenzione, riscoprire il piacere del movimento, condividere un sorriso e sentirsi ancora protagonisti della propria vita.
Perché nel Parkinson, come in molte altre condizioni di fragilità, il movimento non riguarda soltanto il corpo. Riguarda anche la relazione, la fiducia e la possibilità di continuare a partecipare al mondo.
Articolo tratto dal lavoro "Il movimento che ritorna – Giocoleria, ritmo, suono e relazione nella malattia di Parkinson" di Clemente Ernesto De Martino